Balasana: (ri)scopri il piccolo Koala che è in te!

Una postura morbida, gentile e rigenerante, che ci dona tempo e supporto, qualunque sia la ragione per cui ne sentiamo il bisogno.

Una postura che ci invita ad avvicinarci alla Terra, a lasciar andare ogni tensione, risvegliando un sentimento di fiducia nel sostegno che la Terra ci offre.

Una postura che ci regala un momento di ascolto del nostro respiro, del flusso dei pensieri.

La preziosa occasione per cullarci nel nostro spazio più intimo e sicuro, massaggiati da ogni nuovo e tiepido respiro.

balasana supported child's pose

 

 

 

 

 

 

 

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Pārvatī e Śiva, un viaggio alla riscoperta della natura più semplice dello yoga; un viaggio alla riscoperta della gentilezza.

Pārvatī era la moglie di Śiva. Era molto bella e sapeva apprezzare ogni aspetto della propria vita dalla graziosa casetta in cui abitava in mezzo al bosco. Iniziava ogni nuovo giorno immergendosi nell’acqua tiepida della sua vasca ricavata da una grande conchiglia, per poi deliziare il suo corpo con un profumato massaggio a base di olii essenziali al sandalo. Ogni mattina usciva nel bosco accarezzata dai primi raggi del sole, lasciando che la risvegliassero in modo gentile. Ed era così piacevole poterli sentire sul proprio corpo che non esitava a distendersi al cielo, allungando le braccia, ruotando un poco in un senso e poi nell’altro, chinandosi verso terra per poter sentire il profumo del sottobosco fresco di rugiada.

Respirava e creava spazio dentro di sé per accogliere quanto di nuovo sarebbe giunto. Questo semplice rituale quotidiano la faceva sentire così bene.

Di tanto in tanto Śiva, che era molto innamorato di lei, la osservava nascosto dietro ad un albero. Cercava di non essere scoperto perché quel rituale era un momento molto intimo e privato di Pārvatī. Amava osservare le attenzioni che si dedicava e quanto la facessero stare bene, fino a quando un giorno pensó di poter fare altrettanto per sé stesso. Inizió, quindi, ad osservare ogni singolo momento del rituale con estrema attenzione, per carpire ogni dettaglio di quanto praticato in modo così armonioso e naturale da Pārvatī.

Essendo Śiva un uomo, molto presto inizió a perfezionare questi movimenti ed ogni posizione. Li organizzó, codificandoli uno per uno, praticandoli fino ad ottenere la massima perfezione da ognuno di essi.

Quando alcuni dei suoi adepti vennero a conoscenza di questo nuovo codice creato da Śiva, gli chiesero con insistenza di poter imparare da lui. Śiva non esitó un istante e disse loro:

“Molto bene, voi tutti, in linea! Uno, due, tre, quattro, ed ora, un grande salto! Piedi ad un metro di distanza, piede sinistro ruotato verso l’interno, piede destro all’esterno! Distendete le braccia in questo modo! Di piú! Di piú! Di piú!” ed in questo modo proseguí con la loro formazione.

Dopo diverso tempo, pensò che fosse necessario certificare quanto imparato dai suoi allievi, e così fece!

Munì di certificato solo i più bravi invitandoli ad aprire ashram e centri di yoga in giro per il mondo e si, sappiamo molto bene come prosegue la storia…

Ma cosa ne è stato di Pārvatī? Oh, lei è ancora nella sua graziosa casa in mezzo al bosco ad assaporare la magica quiete dei primi raggi del mattino, a concedersi un bagno caldo ed i massaggi con gli olii essenziali, praticando morbide torsioni su un lato e poi sull’altro, chinandosi verso terra per sentire il profumo del sottobosco ed assaporando questa pratica cosi gentile e deliziosa che scalda cuore e corpo, che rinfresca la mente, i pensieri.

Una mattina, al risveglio, potrebbe chiedersi fra sé: “Uhm, non so bene cosa stia succedendo là fuori nel mondo dello yoga, dovrei forse mostrare loro dove tutto questo ha avuto origine?”

(fonte “Yoni Shakti” – traduzione a cura di Maria Miriam Accardo)

yinside the practice.

Yin yoga is a land in which we come down through our breath. When we decide to move there we need to withdraw our senses, we need to stop for a while the connection with the external world, we need to quiet the jumping monkey inside our mind. All our will is needed, all our patience, all our sense of surrending, and maybe sometimes this is not enough to bring peace inside of us. To enjoy a real stillness we have to face our tensions, we have to give them a shape, we have to give them time to manifest, feeling them coming up from our deepest tissues and flowing out, maybe like salty tears drop, through the eyes. To heal we have to feel and recognize first.
The effort seems to be pretty hard, but the reward is so precious that it would be a shame not to try. It’s like an open door “yinside” yourself, bringing you at the very centre of nowhere: the land where expansion happens. The land where you can hear the sound of the universe. That is the promise.

A special thanks for this lovely and challenging journey yinside to Murielle Burellier and Sebastian Pucelle www.with-yinyoga.com