A Luglio RISVEGLIO NEL BOSCO all’Agriturismo Poggio del Nonno di Casasco (AL)

risveglio nel bosco

Ogni sabato mattina del mese di Luglio, RISVEGLIO NEL BOSCO al Poggio del Nonno nel cuore della Val Curone!

Cosa aspettarsi? Una sessione di pratica Hatha Yoga ispirata alla Natura, che risvegli il corpo in modo gentile & morbido, adatta a praticanti e-non ed arricchita da canti mantra, meditazione camminata e Yoga Nidra.

Perchè proprio nel bosco? Perchè da sempre è per me grande fonte di ispirazione e gioia ♥ perchè amo il contatto con gli Alberi, il canto degli Uccellini, il musetto degli Scoiattoli, il profumo della Terra. Perchè quando immersa nella Natura torno a Casa ♥

Di cosa avrai bisogno? Essenziale sarà la tua presenza ..e poi abbigliamento comodo ed un tappetino o telo (in caso non l’avessi, scrivimi e ne porterò uno anche per te!)

Quanto durerà la sessione? Ogni sessione inizierà alle 9 di ogni sabato mattina di Luglio, per concludersi all’incirca alle 10,30.
Se avrai piacere potrai proseguire la tua giornata in agriturismo, a bordo piscina, all’ombra di un grande albero (ce ne sono di diverse specie, tutti molto accoglienti ♥) oppure in veranda a degustare qualche prelibatezza della cucina di Grazia & Maria!

Ti aspetto nella radura!

Contatti per info & prenotazioni.
Miriam: miraccardo@gmail.com oppure 349.1802289
Grazia “Il Poggio del Nonno”: 338.9670086

Scorcio della piscina dell'Agriturismo
Scorcio della piscina dell’Agriturismo “Il Poggio del Nonno.”
L'ingresso del bosco.
L’ingresso del bosco.

Matangi, la Dea della Conoscenza. Manifestare luce, arti e liberi pensieri.

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Chi è Matangi?

In una specifica relazione con l’energia creativa femminile, Matangi, rappresenta la capacità di rivelare la più intima e profonda voce del femminile, espandendo i confini ed aprendo il cuore a nuovi orizzonti. Rappresenta la possibilità di manifestare il potere dell’energia creativa in ogni sua forma, senza censure, senza proibizioni. Ci aiuta a riscoprire quanto nascosto e sotterrato da strati di polvere. Con il suo energico soffio, rispolvera il cuore riportandoci in connessione con il nostro intuito più sottile.

Nella tradizione indiana vive ai margini della società, considerata al pari degli “intoccabili”, fuori dai confini di quanto ritenuto convenzionale. E’ una visionaria, selvaggia e libera da costrizioni sociali, di ogni genere. E’ pura espressione della Śakti  (il divino potere creativo femminile che si muove e regola l’intero Universo).

La sua particolare Siddhi (potere spirituale) è la capacità di risvegliare la creatività nel senso più ampio e profondo del termine, di far riemergere antichi saperi preparando il terreno per ogni tipo di manifestazione della creatività stessa.

Per accedere a questa siddhi, bisogna sapersi arrendere in modo consapevole al processo creativo, comprendendo l’importanza di ogni singola fase.

Un processo creativo, infatti, alterna momenti gioiosi ed estatici di pensieri, idee e progetti che prendono forma tra le nostre mani, a momenti in cui il dubbio e l’incertezza ci accompagnano, rendendo il cammino faticoso e privo, in apparenza, di un reale significato. Momenti in cui è necessario abbandonarsi con fiducia all’attesa che tutto scorra e abbia il tempo di manifestarsi; un po’ come piantare un semino nel terreno, innaffiarlo con cura, lasciando che il tempo ed il calore del sole gli permettano di germogliare, o ancora, come preparare l’impasto per il pane, mescolando amorevolmente tutti gli ingredienti, per poi lasciare che abbia il tempo necessario per lievitare avvolto in un tiepido canovaccio.

L’attesa, paziente e consapevole, resta uno degli ingredienti più importanti di un processo creativo e molto spesso è il più trascurato, se non negato.

In tempi frenetici e rapidi, in cui tutte le connessioni e gli scambi di immagini-pensieri-azioni-impegni avvengono in “tempo reale” scanditi da agende sempre più fitte ed organizzate meticolosamente, sembra impossibile pensare di dover ritagliare uno spazio (apparentemente) vuoto per lasciare che la nostra creatività faccia il suo corso, che abbia spazio per maturare. Sembra uno spreco di tempo. Uno spreco.

Eppure è una parte preziosissima, forse la più importante. matangi illustration#1

Matangi ci suggerisce come ogni cosa arrivi al momento più opportuno, in fase ciclica, e perché ciò avvenga, bisogna rispettare il corso naturale degli eventi, senza inutili forzature. Il flusso della creatività femminile non può essere incasellato in una schematica e continua linea progressiva; morbide e variabili curve sono più adatte a rappresentarlo.

La pratica dello Yoga ci supporta in questo, ci aiuta a coltivare un senso di connessione con le morbide curve che ci accompagnano lungo il cammino. Un senso di profonda integrità. Un senso di fiducia ed allo stesso tempo di abbandono all’alternarsi di queste continue fluttuazioni.

Attraverso la pratica, alimentiamo la consapevolezza del nostro corpo, rispettiamo  e celebriamo la sua saggezza, apriamo un dialogo sincero ed onesto fondato sull’ascolto di ogni suo segnale, di ogni sua manifestazione.

Il ciclo mestruale diviene uno strumento prezioso per ogni donna. La prima grande consapevolezza da affinare riguarda le diverse fasi mestruali femminili, e come siano in grado di fornirci una  chiara mappatura del nostro processo creativo, proprio come l’alternarsi delle stagioni di Madre Natura.

La maggiore sensibilità che affiora nel corso di alcune fasi del ciclo mestruale, infatti, può essere una grande fonte di ispirazione e nutrimento per sostenere la Matangi che è in ognuna di noi. L’energia che accompagna le diverse fasi mestruali può fornirci il potere di visualizzare, concretizzare ed esternare idee o progetti, di concepirli e nutrirli fino al momento del loro ingresso nel mondo esterno: una vera e propria “nascita” che può verificarsi innumerevoli volte nel corso della vita di una donna. matangi illust

La consapevolezza nel riconoscere la manifestazione di ogni fase accresce il potere creativo che risiede in ognuna di noi, e così libero di manifestarsi in tutto il suo potenziale, renderà il nostro cammino più armonioso ricco e significativo, promuovendo la piena libertà di espressione di ciò che appartiene alla nostra reale  natura.

 

Yantra, un veicolo per connettersi con l’energia di Matangi 

Real Matangi Yantra

La Dea della Conoscenza, Matangi, promuove l’abilità di esprimere il proprio pensiero, senza censura. Crea spazio per coltivare la creatività. Risvegliando in noi la sua energia, allontaniamo la disarmonia, aprendoci ad una vita ricca di equilibrio, purezza e libertà di espressione, in ogni sua forma.

Ritagliati un piccolo momento di meditazione per esplorare questo Yantra. Osservalo, percorri i suoi sentieri, le sue trame e mantieni il tuo cuore aperto a ciò che emergerà.  Affidati all’intuito, al sentire e continua ad innaffiare i tuoi semini buoni.

La primavera è alle porte, prepara il terreno perché il tuo fiore cresca colorato e ricco di profumo

 

Matangi Mudra matangi mudra_1

Matangi Mudra è un gesto simbolico di armonia interiore. La pratica di questo mudra promuove la ricerca di equilibrio con sé stessi e con l’ambiente circostante. 

Incrociate le dita delle mani e sollevate entrambi medi verso l’alto mantenendoli a contatto fra di loro.  Le mani saranno posizionate all’altezza del plesso solare, vicino all’ombelico.

Praticate una respirazione diaframmatica, osservando il percorso naturale del respiro, senza condizionarlo in alcun modo, focalizzando la vostra attenzione sul movimento del plesso solare in sintonia con il flusso del respiro.

Questa semplice pratica vi aiuterà ad alleviare le tensioni interne, ritrovando un senso di quiete fisica e mentale.

Potete scegliere di inserire questa postura per 5 (o più) minuti, nel contesto della vostra pratica yoga quotidiana oppure la potrete praticare in qualsiasi momento della giornata in base al vostro sentire, per riportare un senso di pace e di equilibrio dentro di voi.

Jai Ma Yogini!

Mir

Bhumisparsha, a light touch to celebrate the rebirth of Mother Nature.

The beginning of February is filled with significance. It is a midpoint between Winter solstice and Spring equinox, a time full of new possibilities.  We can celebrate new beginnings, growth and new life. All the  ideas and intentions we dreamed in darker winter days begin to manifest as we move towards the light of the new bright and warm season. The first signs of Spring and the return of the Sun are noted. It is a good moment to commemorate the successful passing of winter and the beginning of the new agricultural year.

Bhumisparsha Mudra is the gentle opportunity to re-connect with this powerful new energy coming from deep inside Mother Earth. It’s the lovely and grounding chance to be in touch with the Nature, to absorb the renewed vital force, letting it flow directly into our heart space.

Click here for the PDF printable version of Bhumisparsha Mudra

bhumisparsha mudra

Balasana: (re)discover the little Koala inside yourself!

A gentle and nourishing and restorative yoga pose to take a break and have a little support; for whatever reason we need it.

It is one of the sacred postures that move us close to the ground. This can bring up feelings of trust, as we aim to let go of muscular tension or gripping, and allow gravity and the Mother Earth to hold us. It provides a holding and sense of real groundedness to be placed close to the Earth. This encourages feelings of safety, and cultivates more trust as we allow ourselves to be held.

A grounding and restful posture through which we can be curios about “who we are” and “what we need” in that specific moment of life, a pose through which we can reconnect with the natural breath enjoying the sweet and warm massage coming with it.

The precious chance to stay safe and nourished and supported for a while with no worries of any kind.

balasana supported child's pose

 

 

 

 

 

 

 

Click here to awake the little Koala inside yourself! (pdf printable version)

La Via per il mare aperto passa per Bhekasana, la postura della rana.

C’era una Rana che viveva in un pozzo. Un pozzo alto e anche abbastanza grande, ma comunque un pozzo. La Rana lì dentro c’era nata e cresciuta, sentendosi amata dalla sua famiglia e protetta dalle acque sempre calme. Si era sentita utile alla comunità, tenendo in ordine il piccolo fondale e collaborando con gli altri microrganismi presenti, scacciando quelli nocivi. E così era diventata adulta, giorno dopo giorno, nella sua vita nel pozzo. Aveva fatto figli e aveva insegnato loro a vivere in quel pozzo, con le regole del pozzo e le tradizioni del pozzo.

Un giorno, una Tartaruga Marina che passava di lì s’affacciò. La Rana la vide e sobbalzò, spaventata da quella creatura così strana e così diversa da tutte quelle che aveva visto fino ad allora.

“Chi sei? Da dove vieni?” chiese la Rana.

“Sono una Tartaruga, vengo dal mare!”

“Dal mare? E cos’è il mare?”

“È come un pozzo d’acqua senza muri e migliaia di centinaia di miliardi di volte più vasto e più profondo di questo. Un regno d’acqua, dove tutti gli animali vivono liberi, insieme, vagando senza limiti per la vastità delle correnti”.

“E questo tuo mare di cui parli è forse grande così?”, chiese la ranocchia facendo un salto di qualche centimetro.

“No, non puoi contenerlo in un salto”.

“Allora così”, provò la Rana facendo un salto più grande.

“No, è un’assurdità provare a misurarne la vastità. Il mare non ha inizio né fine. È un posto libero da ogni costrizione”.

“Aspetta, aspetta…è per caso grande così?” chiese la ranocchia facendo allora un salto che andò da un capo all’altro del pozzo.

“Davvero, mia cara Rana, non provare oltre. Senza nulla togliere a questo tuo pozzo, e un’assurdità paragonarlo al mare. Sono due cose completamente diverse. A loro modo belle, sebbene in modi diversi. Se esci da qui te lo mostrerò!”

La Rana allora s’impettì, sentendosi anche un po’ minacciata di perdere la sua autorità locale, scardinata da quella tartaruga così pacifica e poco pretenziosa, e gracidando con violenza e arroganza urlò: “Allora questo tuo mare di cui parli è chiaramente una bugia! Non può esistere nulla di più grande e di migliore di questo pozzo, nulla di diverso! Gente, questa tartaruga è una bugiarda: cacciamola via!”

E tutto il popolo del pozzo cominciò a tirare fango e sassi contro la Tartaruga, che rimbalzarono sul suo forte guscio, ma che la fecero anche allontanare, lasciando il popolo del pozzo al suo odio e al suo perimetro di cielo, che era tutto il cielo e tutto il mondo che la Rana e il suo popolo conosceva e ammetteva esistesse.

Tendiamo spesso a sviluppare un pensiero simile a quello della rana del pozzo. Intrappolati all’interno della nostra scatola di pensieri crediamo di sapere con precisione cosa stia accadendo, quale sia la verità. Ci comportiamo come se il nostro punto di vista sia quello più giusto, quello reale, l’unico da considerare. Occhi e cuore serrati, per non vedere oltre la nostra rassicurante linea di confine.

La pratica dello yoga ci invita costantemente a mantenere il nostro sguardo aperto su grandi orizzonti, ci rende consapevoli di quanto sia importante scegliere di abbattere queste barriere prima che possano crollare su noi stessi. Ci pone di fronte ai nostri limiti e ci aiuta a superarli, un passo alla volta. Ci prepara a mettere il naso fuori dalla porta e ad osservare il mondo, l’universo che ci sta attorno, con un senso di accoglienza e di meraviglia. Ci migliora, ci arricchisce di esperienze e riscalda lo spirito. Al posto di muri, costruisce lunghi e solidi ponti di unione. Crea connessione.

Con la pratica di Bhekasana, la postura della rana, apriamo il nostro corpo al nutrimento ed alla freschezza dell’acqua. Proprio come le rane in natura annunciano con il canto l’arrivo della pioggia, così noi ci prepariamo ad accoglierla attraverso il nostro respiro, grati e consapevoli della sua importanza per ogni essere vivente, lasciando che lei, generosa, ci avvolga con ogni sua goccia, e rispolveri i nostri pensieri, incoraggiando la nascita di nuove prospettive, di nuovi orizzonti e, forse, del primo passo verso il mare.

Jai Ma,

Mir

Pārvatī e Śiva, un viaggio alla riscoperta della natura più semplice dello yoga; un viaggio alla riscoperta della gentilezza.

Pārvatī era la moglie di Śiva. Era molto bella e sapeva apprezzare ogni aspetto della propria vita dalla graziosa casetta in cui abitava in mezzo al bosco. Iniziava ogni nuovo giorno immergendosi nell’acqua tiepida della sua vasca ricavata da una grande conchiglia, per poi deliziare il suo corpo con un profumato massaggio a base di olii essenziali al sandalo. Ogni mattina usciva nel bosco accarezzata dai primi raggi del sole, lasciando che la risvegliassero in modo gentile. Ed era così piacevole poterli sentire sul proprio corpo che non esitava a distendersi al cielo, allungando le braccia, ruotando un poco in un senso e poi nell’altro, chinandosi verso terra per poter sentire il profumo del sottobosco fresco di rugiada.

Respirava e creava spazio dentro di sé per accogliere quanto di nuovo sarebbe giunto. Questo semplice rituale quotidiano la faceva sentire così bene.

Di tanto in tanto Śiva, che era molto innamorato di lei, la osservava nascosto dietro ad un albero. Cercava di non essere scoperto perché quel rituale era un momento molto intimo e privato di Pārvatī. Amava osservare le attenzioni che si dedicava e quanto la facessero stare bene, fino a quando un giorno pensó di poter fare altrettanto per sé stesso. Inizió, quindi, ad osservare ogni singolo momento del rituale con estrema attenzione, per carpire ogni dettaglio di quanto praticato in modo così armonioso e naturale da Pārvatī.

Essendo Śiva un uomo, molto presto inizió a perfezionare questi movimenti ed ogni posizione. Li organizzó, codificandoli uno per uno, praticandoli fino ad ottenere la massima perfezione da ognuno di essi.

Quando alcuni dei suoi adepti vennero a conoscenza di questo nuovo codice creato da Śiva, gli chiesero con insistenza di poter imparare da lui. Śiva non esitó un istante e disse loro:

“Molto bene, voi tutti, in linea! Uno, due, tre, quattro, ed ora, un grande salto! Piedi ad un metro di distanza, piede sinistro ruotato verso l’interno, piede destro all’esterno! Distendete le braccia in questo modo! Di piú! Di piú! Di piú!” ed in questo modo proseguí con la loro formazione.

Dopo diverso tempo, pensò che fosse necessario certificare quanto imparato dai suoi allievi, e così fece!

Munì di certificato solo i più bravi invitandoli ad aprire ashram e centri di yoga in giro per il mondo e si, sappiamo molto bene come prosegue la storia…

Ma cosa ne è stato di Pārvatī? Oh, lei è ancora nella sua graziosa casa in mezzo al bosco ad assaporare la magica quiete dei primi raggi del mattino, a concedersi un bagno caldo ed i massaggi con gli olii essenziali, praticando morbide torsioni su un lato e poi sull’altro, chinandosi verso terra per sentire il profumo del sottobosco ed assaporando questa pratica cosi gentile e deliziosa che scalda cuore e corpo, che rinfresca la mente, i pensieri.

Una mattina, al risveglio, potrebbe chiedersi fra sé: “Uhm, non so bene cosa stia succedendo là fuori nel mondo dello yoga, dovrei forse mostrare loro dove tutto questo ha avuto origine?”

(fonte “Yoni Shakti” – traduzione a cura di Maria Miriam Accardo)

una finestra sul respiro.

La nostra salute e la nostra stessa esistenza dipendono dalle funzioni respiratorie e circolatorie, che sono le due porte di accesso al regno della struttura umana, e se una delle due è bloccata, disturbata o ostruita, ne deriveranno malattie.

Immaginate che la stanza in cui vi trovate sia il corpo umano: se le finestre o le porte sono chiuse, vi sarà cattivo odore. Quel cattivo odore è la malattia della stanza; cosa fare allora? Aprite le porte e le finestre! L’aria fresca farà uscire l’aria cattiva.

Allo stesso modo la pratica di asana e pranayama puó rivelarsi come una buona occasione per rinnovare energia e vitalità, apportando nutrimento dalla superficie fino al punto più profondo di ogni nostra “stanza”.

La regolazione del respiro, infatti, mantiene pulito e libero il sistema respiratorio e attraverso un apparato respiratorio libero e sano, il sangue alimenterà indistintamente tutte le parti del corpo.

Una finestra aperta per rinfrescare i pensieri e solleticare il cuore.

Namaste,

Mir.

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halasana, l’aratro della mente.

Per piantare i semi della comprensione, si deve arare il terreno della mente. Le idee che hanno messo radici profonde, come le erbe selvatiche, sono difficili da estirpare. I semi della comprensione possono crescere solo in terreni fertili, ricettivi, ben concimati. Allo stesso tempo, occorre separare i pensieri sani e positivi dai timori e dalla presunzione, erbacce che soffocherebbero la nuova vegetazione. Come la terra va arata ogni anno perchè resti cedevole, cosí il terreno della mente va arato più e più volte per mantenerlo aperto e pronto al cambiamento.

Questo righe le scrivo dalla mia prima casetta sull’albero. Un posto che mi ha aperto il cuore, che mi ha permesso di conoscere persone meravigliose attraverso la pratica. E che ora si prepara a sollevare le radici dal terreno per spostarsi un po’ più in là, consapevole di lasciare tanti semini nuovi, pronti a germogliare.

Namaste,

Mir.

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