Respira come un Fiore!

Siedi in una posizione confortevole da mantenere per qualche minuto che ti consenta di mantenere la schiena ben sostenuta, eretta. Rilassa le spalle, chiudi lo sguardo ed osserva il ritmo spontaneo del tuo respiro per come si manifesta. Senza condizionarlo.

 

Concediti di essere presente, in ogni respiro. Senza distrazioni. Trasporta tutta la tua attenzione al Grembo e con un nuovo profondo inspiro porta le mani giunte all’altezza del Cuore. Immagina lo spazio fra i palmi delle mani come lo spazio che stai offrendo al tuo Bimbo, dentro di te. 

 

Inspirando inizia ad aprire al Cielo le dita delle mani come petali di un fiore, mantenendo la punta del pollice e la punta del mignolo a contatto. Espirando riporta i palmi al centro, nella posizione iniziale. Prenditi il tempo di eseguire questa pratica per qualche minuto, lentamente. Osserva il ritmo del respiro divenire più calmo, fluido e profondo. Dalle narici, osserva il respiro giungere fino al Grembo, come una delicata carezza che sfiora il tuo Bimbo. Prosegui in questo modo per quanto desideri. 

Jai Ma ♥

Il Fiore di Maryam. Rituale di nascita e (ri)nascita in Medio Oriente.

Un fiore nel deserto non è mai un caso, piuttosto un’occasione. Questa è la storia di un fiore un po’ diverso dagli altri. Un fiore che ad uno sguardo superficiale potrebbe apparire solo come un mucchietto di rametti secchi. L’invito del deserto è di non fermarsi all’apparenza. L’invito è a scavare un po’ più a fondo per trovare il tesoro nascosto, ed attendere che la meraviglia della natura si manifesti. Questa è la storia del fiore di Maryam, una piccola specie erbacea molto speciale, protagonista di un rituale suggestivo che affonda le sue radici in tempi lontani. Un rituale legato alla nascita di nuova vita. Un rituale che ci ricorda di mantenere il nostro cuore aperto e fiducioso. La Natura ci parla, ci sussurra i suoi segreti. Occorre solo fermarsi ed ascoltare.

Il fiore di Maryam, meglio noto come Keff Maryam in Medio Oriente, è una piccola specie erbacea del deserto che raramente cresce più di 15 centimetri. Produce piccoli fiori bianchi, ed ha un ciclo vitale annuale che si conclude all’inizio della stagione secca, quando la pianta, disidratandosi, inizia a ripiegare tutti i suoi piccoli rami in una massa sferoidale  molto compatta. Questo processo le permette di proteggere i semi al suo interno, in modo da non disperderli precocemente.

I semi dormienti possono rimanere vitali per anni, in attesa della stagione delle piogge. Con l’arrivo delle prime gocce d’acqua, i rametti iniziano a riprendere vita, a distendersi nuovamente, ed i semi vengono dispersi dalla pioggia battente. Nel giro di poche ore questi semi iniziano a germogliare, dando vita alla nuova generazione.

Conosciuta anche come Anastatica hierochuntica, questa pianta è molto diffusa in Nord Africa, Arabia Saudita, Kuwait, Iran, Iraq, Palestina, Israele, Giordania e Pakistan. È utilizzata da ben oltre centinaia di anni dalle levatrici di questa parte di mondo per guidare e sostenere le donne al momento del parto, con un rituale che profuma di Madre Terra. La tradizione popolare araba narra che l’infuso di questa pianta abbia proprietà tali da stimolare e favorire la condizione fisiologica di dilatazione durante il travaglio. Tuttavia l’aspetto che più affascina di questo fiore è collegato ad un rituale di meditazione  molto rilassante e distensivo che accompagna la madre nel momento più intenso e delicato della gravidanza: il travaglio che precede il parto.

Dal fiore essicato alla fioritura completa.

Al manifestarsi delle prime contrazioni, è consuetudine preparare un vaso dal diametro molto ampio, colmo d’acqua, in cui immergere il Fiore di Maryam essicato, con tutti i rametti ancora raccolti a sfera, a rappresentare il Grembo femminile che si preparare al momento della nascita. Ed ecco che, goccia dopo goccia, avviene la magia. Il fiore, assorbendo l’acqua attraverso le radici essicate inizia a risvegliasi, a stropicciare i suoi rami, uno alla volta, ad espandersi lentamente.

Questo risveglio, molto lento e quasi impercettibile ad occhio nudo, può durare anche ore. Il movimento del fiore simboleggia ciò che sta accadendo all’interno del corpo della madre. Un respiro alla volta, infatti, il corpo della Donna si espande, si apre, si dilata, si dischiude proprio come i rametti delicati ma forti del Fiore di Maryam, per fare spazio ad una nuova vita, ad un nuovo germoglio che si prepara a nascere.

È stata Iram a raccontarmi di questo rituale del deserto, una giovane donna omanita alla sua seconda gravidanza. Iram è nata a Mascate, dove ha trascorso gran parte della sua infanzia e giovinezza, trasferendosi poi in Europa, per proseguire gli studi universitari in Inghilterra e Germania. Oggi è ricercatrice in scienze sociali, mamma ed appassionata di terapie olistiche. Ci siamo conosciute sul tappetino, ed il racconto del suo primo parto, cosí delicato e ricco di emozione, mi ha molto colpito. Nonostante siano passati quasi tre anni, ricorda ancora in modo molto nitido il momento in cui ha rilasciato il fiore nell’ampolla colma d’acqua, dando inizio a questo romantico rituale di (ri)nascita dedicato alla sua bambina. Da quell’istante sono trascorse sei intensissime ore di travaglio, scandite dal ritmo del corpo che mutava di ora in ora e ancor più da quello del respiro che si faceva sempre più forte, energico, vigoroso. Il respiro.  Questo filo in apparenza sottile ed invisibile, ma cosí potente da poter tracciare il sentiero verso la Vita. Cosí potente da alleviare le tensioni e fare spazio alla morbidezza dei tessuti, dei pensieri, del Cuore.

“Osservare il fiore espandersi e dilatarsi infondeva un senso di tranquillità e fiducia. Mi ha permesso di restare concentrata su ciò che stava avvenendo nel mio grembo. Ho visualizzato me stessa nella forma del fiore, ed immaginavo il mio grembo aprirsi come il fiore, respiro dopo respiro, fino a dilatazione completa, fino a quando la mia bimba ha fatto capolino.” ricorda Iram.

La presenza del fiore le rammentava che anche il suo corpo poteva espandersi allo stesso modo. Doveva solo avere fiducia nelle sensazioni in arrivo con ogni contrazione, e soprattutto restare in ascolto.

“Sono riuscita a focalizzare la mia attenzione sulle sensazioni che arrivavano in forme ed intensità diverse e la profonda concentrazione legata al respiro mi ha aiutato a collaborare con il mio corpo, ad allentare le tensioni inutili. Questo ha fatto la differenza. Mi ha permesso di vivere quel momento con maggiore serenità. È stato un po’ come se il mondo non esistesse più, avevo chiuso la porta principale, e tutti i sensi erano rivolti all’interno: alla bambina che si incanalava, al mio corpo che si apriva per farle spazio ed al respiro che ci teneva unite e ci permetteva di comunicare. Un filo sottile e magico. Se resti concentrata riesci a sentirlo e questo aiuta molto! La sorpresa più grande è stata realizzare che nel preciso istante in cui il fiore si era completamente dischiuso, la mia piccola si affacciava al Mondo, proprio come un nuovo germoglio, proprio come uno di quei fiorellini cosí candidi e puri.”

Ancora oggi Iram prova un senso di stupore e gratitudine nel ricordare quei momenti di meravigliosa sintonia con Madre Natura. Conserva con cura lo stesso Fiore, nell’attesa di poterlo utilizzare nuovamente per accogliere il suo secondo figlio.

La leggenda narra che questa tradizione abbia avuto origine da Maria di Nazareth, che ricevette in dono questo fiore per conciliare la dilatazione ed alleviare le tensioni molto intense del travaglio. Ritroviamo un evento molto analogo anche nella religione islamica legato alla figlia del profeta Maometto, Fatima, anch’essa ricevette il fiore di Maryam in dono per celebrare e favorire la nascita dei suoi figli.

Da allora, la tradizione si tramanda di Donna in Donna, giungendo fino ai nostri giorni.

E cosí il fiore continua a schiudersi delicatamente, per ogni madre che sceglie di averlo al suo fianco come simbolo di rinascita, di buon auspicio, di apertura alla Vita e di forza nonostante le difficoltà del cammino.

Un meraviglioso cerchio di nascita e rinascita senza fine, che invita a superare le avversità, trasformandole nell’opportunità di assaporare in modo pieno tutte le sfumature della vita.

ANASTATICA HIEROCHUNTICA

Anastatica hierochuntica appartiene alla famiglia delle Brassicaceae. È una piccola pianta igroscopica di colore grigio: i suoi rami si ricostituiscono e rigenerano immediatamente in presenza di acqua.

Viene raccolta da febbraio ad aprile in terreni desertici poco profondi di ghiaia e lasciata essiccare. Molto ricca di elementi quali calcio, magnesio, potassio, zinco, ferro, cromo, manganese, cobalto, rame e zinco. In Medio Oriente viene spesso utilizzato in infusi, oppure ridotto in polvere e miscelato a miele per trattare parti difficili, stimolanddo la dilatazione dei tessuti. Secondo una recente ricerca condotta dal dipartimento di Scienze Agrarie dell’ Università di Jeddah (Arabia Saudita), le sue proprietà fitoterapiche  aiutano altresì  a trattare disturbi gastrointestinali,  asma, depressione, alta pressione sanguigna, indigestione, mal di testa, febbre, malaria, epilessia, affaticamento e diabete. Da questa ricerca è emerso, inoltre, che i germogli della pianta sono molto ricchi di proprietà antiossidanti. Un’ulteriore conferma, dal mondo scientifico, sul potenziale curativo di questa pianta (per approfondire http://www.academicjournals.org/journal/AJMR/article-full-text-pdf/9F6000526301 )

La pianta essicata viene anche utilizzata come incenso per favorire il rilassamento e la meditazione, purificando l’ambiente dalle negatività.

Ancora oggi il fiore di Maryam è molto diffuso nei bazar, mercati tradizionali del Medio Oriente, ed ampiamente utilizzata come rimedio naturale. Nella Penisola araba si reperisce più facilmente in Arabia Saudita, nelle città sacre di Makkah e Medina, mentre è più raro scovarla nei paesi confinanti.

I BENEFICI DELLA MEDITAZIONE IN GRAVIDANZA 

I benefici della meditazione sono evidenti in ogni fase della vita, ma sicuramente possono essere ancor più preziosi durante la gravidanza e durante il parto.

La gravidanza è un momento unico nella vita di una donna, un grande evento per il nucleo famigliare, per la società stessa e per il futuro della Terra, poiché è proprio attraverso questo dono che le donne possono generare e rigenerare il ciclo continuo della Vita. Un momento in cui la donna si offre completamente, dal punto di vista fisico ed emotivo, ad una nuova vita. La nutre, le dona spazio e amore. La meditazione può essere uno strumento importante al suo fianco per poter cedere il passo ad un ritmo più lento, fatto di cure amorevoli e premure, scandito dal ritmo naturale del respiro.

Le ricerche nel panorama scientifico hanno dimostrato i diversi effetti positivi, tra i più importanti la riduzione del livello di stress e tensione ed il conseguente aumento della felicità e dello stato di serenità. Lo stato di serenità contribuisce altresì ad una diminuzione generale delle malattie, dovuto al rafforzamento delle difese immunitarie. Aspetto molto importante per mamma e bambino che durante i mesi della gravidanza non dovrebbero assumere farmaci che potrebbero rivelarsi dannosi per lo sviluppo del feto. Riduce la presenza di ormoni dannosi nel corpo, come l’adrenalina, cortisolo e acido lattico. La pressione sanguigna si regolarizza, rallenta il battito cardiaco e riduce l’insonnia.

Non meno importante il dono di consapevolezza che la meditazione porta con sé. Un modo semplice per rallentare, coltivare presenza mentale e mantenersi in pieno ascolto di tutti quei cambiamenti fisici ed emotivi che si manifestano durante la gravidanza. Un modo semplice per entrare in contatto con il grembo attraverso il respiro, per osservare ed onorare il ritmo del corpo che cambia di giorno in giorno facendo spazio ad una nuova forma di Vita, con serenità, Amore e Gratitudine.

È ormai noto che il bambino nel ventre materno riesca a percepire ogni stimolo in arrivo dalla madre e dall’ambiente che la circonda. Ogni sensazione, ogni emozione, ogni intenzione viaggia da Cuore a Cuore attraverso il filo diretto del respiro. Un respiro fluido armonioso è il primo dono prezioso di una Madre al proprio bimbo, una morbida carezza ricca d’amore e serenità fin dal primo battito.

TUTTI I NOMI DEL FIORE DI MARYAM

Arabo: Keff Maryam (كف مريم), Shajarat Maryam (شجرة مريم), shajarat el-talk, Keff Lala Maryam, Keff Lala Fatma, yid Fatma, Keff el-adhra, Bint Ennabi, El-kemcha, Kerchoud;

Berbero: Tamkelt;

Italiano: Il fiore di Maryam;

Inglese: Flower of Maryam, St. Mary’s flower, Resurrection plant, Tumbling mustard, Resurrection mustard;

Francese: Main de Fatma, Rose de Jericho;

Malese: Sanggul Fatimah, Buah Zuriat;

Persiano: Gole Maryum, پنجه مریم , Panjeh Maryam;

Turco: Fatima’nin eli, Meryem bitkisi;

Urdu: Maryam booti, Maryam ka phool, Nabi bootil.

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La Via per il mare aperto passa per Bhekasana, la postura della rana.

C’era una Rana che viveva in un pozzo. Un pozzo alto e anche abbastanza grande, ma comunque un pozzo. La Rana lì dentro c’era nata e cresciuta, sentendosi amata dalla sua famiglia e protetta dalle acque sempre calme. Si era sentita utile alla comunità, tenendo in ordine il piccolo fondale e collaborando con gli altri microrganismi presenti, scacciando quelli nocivi. E così era diventata adulta, giorno dopo giorno, nella sua vita nel pozzo. Aveva fatto figli e aveva insegnato loro a vivere in quel pozzo, con le regole del pozzo e le tradizioni del pozzo.

Un giorno, una Tartaruga Marina che passava di lì s’affacciò. La Rana la vide e sobbalzò, spaventata da quella creatura così strana e così diversa da tutte quelle che aveva visto fino ad allora.

“Chi sei? Da dove vieni?” chiese la Rana.

“Sono una Tartaruga, vengo dal mare!”

“Dal mare? E cos’è il mare?”

“È come un pozzo d’acqua senza muri e migliaia di centinaia di miliardi di volte più vasto e più profondo di questo. Un regno d’acqua, dove tutti gli animali vivono liberi, insieme, vagando senza limiti per la vastità delle correnti”.

“E questo tuo mare di cui parli è forse grande così?”, chiese la ranocchia facendo un salto di qualche centimetro.

“No, non puoi contenerlo in un salto”.

“Allora così”, provò la Rana facendo un salto più grande.

“No, è un’assurdità provare a misurarne la vastità. Il mare non ha inizio né fine. È un posto libero da ogni costrizione”.

“Aspetta, aspetta…è per caso grande così?” chiese la ranocchia facendo allora un salto che andò da un capo all’altro del pozzo.

“Davvero, mia cara Rana, non provare oltre. Senza nulla togliere a questo tuo pozzo, e un’assurdità paragonarlo al mare. Sono due cose completamente diverse. A loro modo belle, sebbene in modi diversi. Se esci da qui te lo mostrerò!”

La Rana allora s’impettì, sentendosi anche un po’ minacciata di perdere la sua autorità locale, scardinata da quella tartaruga così pacifica e poco pretenziosa, e gracidando con violenza e arroganza urlò: “Allora questo tuo mare di cui parli è chiaramente una bugia! Non può esistere nulla di più grande e di migliore di questo pozzo, nulla di diverso! Gente, questa tartaruga è una bugiarda: cacciamola via!”

E tutto il popolo del pozzo cominciò a tirare fango e sassi contro la Tartaruga, che rimbalzarono sul suo forte guscio, ma che la fecero anche allontanare, lasciando il popolo del pozzo al suo odio e al suo perimetro di cielo, che era tutto il cielo e tutto il mondo che la Rana e il suo popolo conosceva e ammetteva esistesse.

Tendiamo spesso a sviluppare un pensiero simile a quello della rana del pozzo. Intrappolati all’interno della nostra scatola di pensieri crediamo di sapere con precisione cosa stia accadendo, quale sia la verità. Ci comportiamo come se il nostro punto di vista sia quello più giusto, quello reale, l’unico da considerare. Occhi e cuore serrati, per non vedere oltre la nostra rassicurante linea di confine.

La pratica dello yoga ci invita costantemente a mantenere il nostro sguardo aperto su grandi orizzonti, ci rende consapevoli di quanto sia importante scegliere di abbattere queste barriere prima che possano crollare su noi stessi. Ci pone di fronte ai nostri limiti e ci aiuta a superarli, un passo alla volta. Ci prepara a mettere il naso fuori dalla porta e ad osservare il mondo, l’universo che ci sta attorno, con un senso di accoglienza e di meraviglia. Ci migliora, ci arricchisce di esperienze e riscalda lo spirito. Al posto di muri, costruisce lunghi e solidi ponti di unione. Crea connessione.

Con la pratica di Bhekasana, la postura della rana, apriamo il nostro corpo al nutrimento ed alla freschezza dell’acqua. Proprio come le rane in natura annunciano con il canto l’arrivo della pioggia, così noi ci prepariamo ad accoglierla attraverso il nostro respiro, grati e consapevoli della sua importanza per ogni essere vivente, lasciando che lei, generosa, ci avvolga con ogni sua goccia, e rispolveri i nostri pensieri, incoraggiando la nascita di nuove prospettive, di nuovi orizzonti e, forse, del primo passo verso il mare.

Jai Ma,

Mir

Pārvatī e Śiva, un viaggio alla riscoperta della natura più semplice dello yoga; un viaggio alla riscoperta della gentilezza.

Pārvatī era la moglie di Śiva. Era molto bella e sapeva apprezzare ogni aspetto della propria vita dalla graziosa casetta in cui abitava in mezzo al bosco. Iniziava ogni nuovo giorno immergendosi nell’acqua tiepida della sua vasca ricavata da una grande conchiglia, per poi deliziare il suo corpo con un profumato massaggio a base di olii essenziali al sandalo. Ogni mattina usciva nel bosco accarezzata dai primi raggi del sole, lasciando che la risvegliassero in modo gentile. Ed era così piacevole poterli sentire sul proprio corpo che non esitava a distendersi al cielo, allungando le braccia, ruotando un poco in un senso e poi nell’altro, chinandosi verso terra per poter sentire il profumo del sottobosco fresco di rugiada.

Respirava e creava spazio dentro di sé per accogliere quanto di nuovo sarebbe giunto. Questo semplice rituale quotidiano la faceva sentire così bene.

Di tanto in tanto Śiva, che era molto innamorato di lei, la osservava nascosto dietro ad un albero. Cercava di non essere scoperto perché quel rituale era un momento molto intimo e privato di Pārvatī. Amava osservare le attenzioni che si dedicava e quanto la facessero stare bene, fino a quando un giorno pensó di poter fare altrettanto per sé stesso. Inizió, quindi, ad osservare ogni singolo momento del rituale con estrema attenzione, per carpire ogni dettaglio di quanto praticato in modo così armonioso e naturale da Pārvatī.

Essendo Śiva un uomo, molto presto inizió a perfezionare questi movimenti ed ogni posizione. Li organizzó, codificandoli uno per uno, praticandoli fino ad ottenere la massima perfezione da ognuno di essi.

Quando alcuni dei suoi adepti vennero a conoscenza di questo nuovo codice creato da Śiva, gli chiesero con insistenza di poter imparare da lui. Śiva non esitó un istante e disse loro:

“Molto bene, voi tutti, in linea! Uno, due, tre, quattro, ed ora, un grande salto! Piedi ad un metro di distanza, piede sinistro ruotato verso l’interno, piede destro all’esterno! Distendete le braccia in questo modo! Di piú! Di piú! Di piú!” ed in questo modo proseguí con la loro formazione.

Dopo diverso tempo, pensò che fosse necessario certificare quanto imparato dai suoi allievi, e così fece!

Munì di certificato solo i più bravi invitandoli ad aprire ashram e centri di yoga in giro per il mondo e si, sappiamo molto bene come prosegue la storia…

Ma cosa ne è stato di Pārvatī? Oh, lei è ancora nella sua graziosa casa in mezzo al bosco ad assaporare la magica quiete dei primi raggi del mattino, a concedersi un bagno caldo ed i massaggi con gli olii essenziali, praticando morbide torsioni su un lato e poi sull’altro, chinandosi verso terra per sentire il profumo del sottobosco ed assaporando questa pratica cosi gentile e deliziosa che scalda cuore e corpo, che rinfresca la mente, i pensieri.

Una mattina, al risveglio, potrebbe chiedersi fra sé: “Uhm, non so bene cosa stia succedendo là fuori nel mondo dello yoga, dovrei forse mostrare loro dove tutto questo ha avuto origine?”

(fonte “Yoni Shakti” – traduzione a cura di Maria Miriam Accardo)